Storia di un musicista: Ross Bolton

Questo di seguito è un articolo che ho scritto lo scorso Luglio per il blog della Bb Music Scuola di Musica.
Ho pensato di riproporlo sia per ricordare nuovamente Ross e la sua carriera, sia per condividere il mio pensiero sull’importanza di trovare l’insegnante di musica giusto.

 

Breve storia di Ross Bolton, il chitarrista ritmico che mi ha cambiato la vita…ed il sound!

Poco fa Valentina mi ha chiesto se volevo scrivere un articolo per questo blog. Ho accettato di buon grado pur non avendo davvero idea di cosa scrivere. Mi è bastata un’occhiata alla mia scrivania ed ad una foto di me e del mio insegnante Ross, scattata lo scorso settembre. Soltanto meno di sette mesi prima che un cancro lo portasse via all’affetto della sua famiglia e dei suoi allievi.
Tranquilli, questa non sarà una storia triste, spero anzi che alla fine vi lascerà un sorriso oltre che un’idea più precisa di cosa vuol dire esser un bravo insegnante di musica.
Ross è stato per moltissimi anni il chitarrista di Al Jarreau, ma è solo una delle tante collaborazioni che ha svolto nella sua carriera trentennale (Beach Boys, Rick Braun e diversi contributi a colonne sonore di famosi tv show americani), carriera a cui ha sempre affiancato l’insegnamento al GIT (Guitar Institute of Technology) del Musicians Institute di Los Angeles.
Era un diplomato GIT anche lui e per oltre 25 anni ha retto la cattedra di “Chitarra Funk” contribuendo enormemente alla didattica della chitarra ritmica.
Qualsiasi genere musicale che richiedeva uno spiccato senso ritmico era il suo pane quotidiano. Funk, R’nB, Reggae, New Orleans, Smooth Jazz, Blues ecc…
Io ho iniziato i miei studi al GIT nel marzo 2011 ma conoscevo Ross indirettamente già dal 2005 grazie al suo libro “Funk Guitar – The Essential Guide”. Già da quelle pagine si capiva che tipo di musicista era ed uno dei motivi per cui decisi di andare fino a Los Angeles per studiare è stato proprio lui.
In un ambiente saturo di chitarristi sempre più presi dal suonare soli distorti e velocissimi, il GIT mi era sembrata l’unica via. Volevo apprendere in un luogo dove il virtuosismo si esprimesse anche attraverso la conoscenza armonica, non soltanto melodica. Dove il “groove” è il requisito minimo per costruire una solida conoscenza, ergo professionalità, musicale.
Il primo giorno di lezione con Ross fu memorabile! Prima di tutto non avevo mai conosciuto nessuno in grado di stregare una classe piena di 50 chitarristi (50 chitarre anche se staccate vi posso assicurare che fanno tanto casino!), ed il modo in cui ottenne il silenzio e l’attenzione di tutti fu da vero Maestro: attaccò la sua Stratocaster in un amplificatore da 15 Watts e da solo iniziò ad improvvisare una ritmica Funky/R’nB che nel giro di tre secondi ci ammutolì tutti quanti. Solo i grandi, veri musicisti hanno questa capacità.
Alla fine del suo piccolo show esordì con “Hi! My name is Ross Bolton”. Così, con molta umiltà, come se nessuno di noi avesse saputo chi fosse. Mentre invece lo sapevamo molto bene.
La lezione si svolgeva sempre allo stesso modo; dalle ore 16 alle 17 Ross ci parlava di uno degli aspetti della chitarra Funk, dopodiché in letteralmente quindici minuti ci insegnava un pezzo funk che da dopo le 17 sino alle 19 avremmo dovuto suonare con i suoi assistenti della sezione ritmica (basso e batteria). Ogni settimana era un pezzo nuovo che imparavamo da zero seduta stante…a volte era James Brown, a volte Prince, altre volte Maceo Parker o gli Wild Cherry.
Ci impartiva due parti di chitarra distinte in modo da poter salire in due sul palco ed imparare come si lavora con un secondo chitarrista, ci faceva suonare e dopo ci dava il suo giudizio, che non era solo un voto numerico, bensì una critica costruttiva ed una serie di consigli su come poter migliorare. A volte erano consigli puramente tecnici, altre volte, come nel mio caso, erano consigli sul lasciarsi andare e semplicemente seguire la musica. Era solito dire, “La riposta non è soltanto in quello che le vostre mani riescono a fare, ma in come il vostro corpo riesce a percepire la musica”.
Potrei raccontarvi molte altre storie di come il mio rapporto con Ross in quei diciotto mesi di studi si è evoluto da semplice relazione fra insegnante e allieva, a rapporto di fraterna amicizia fra due chitarristi che ascoltavano la musica alla stesso modo; ma mi interessa di più farvi capire come un insegnante di musica possa davvero arricchire la vostra esistenza.
L’ultima volta che ho visto Ross era il 12 Settembre 2012, due giorni prima del mio diploma. Ci incontrammo per caso nell’atrio dell’ingresso principale di scuola e con mio stupore mi abbracciò forte dicendomi, “Mi dispiace ma non potrò esserci alla consegna dei diplomi anche se mi sarebbe tanto piaciuto vederti. Sappi però che sono davvero orgoglioso di te”.
Io lì per lì non capì come mai tanto dispiacere (immaginavo avesse da lavorare essendo uno dei chitarristi più richiesti del paese), ma due giorni dopo alla cerimonia fu tutto chiaro: l’intera facoltà del GIT mi aveva premiata all’unanimità con l’Award per il migliore studente dell’anno.
Quel premio è sulla mia scrivania vicino alla foto con Ross. Li guardo entrambi quando, per qualsiasi ragione di sconforto, penso che fare musica in Italia sia una fatica che non paga. Mi basta vedere il sorriso di Ross per riattaccare di nuovo il jack e continuare a suonare.
Me&Ross

Me&Ross

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